

29. 1922: l'arroganza del presidente del consiglio.

Da: B. Mussolini, Scritti e discorsi, Hoepli, Milano, 1934.

Ricevuto dal sovrano l'incarico di formare il governo dopo la
marcia su Roma del 28 ottobre 1922, Benito Mussolini, il 16
novembre, pronunci alla camera il suo primo discorso come
presidente del consiglio. Le parole di ossequio formale verso le
istituzioni, e soprattutto l'omaggio al sovrano, l'assicurazione
del rispetto per tutte le religioni con particolare riguardo a
quella dominante che  il cattolicesimo, insieme alla
dichiarazione di lealt verso le libert statutarie, fanno
intravedere la disponibilit al compromesso con la tradizione e
con la vecchia classe dirigente. Il tono prevalente per  quello
dell'arroganza, che arriva fino al disprezzo ed alle minacce. Il
governo che si appresta a presiedere si  formato, egli afferma,
al di fuori, al di sopra e contro ogni designazione del
Parlamento, e poteva fare benissimo a meno della maggioranza.
Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli;
potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo
esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo
primo tempo, voluto. E quell'aula sorda e grigia concesse a
Mussolini la fiducia: su 429 deputati, 316  votarono a favore, 116
contro e 7 si astennero. Al senato ottenne la fiducia con 196 voti
favorevoli e 19 contrari.


Signori!.
Quello che io compio oggi, in quest'aula,  un atto di formale
deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun
attestato di speciale riconoscenza.
Da molti, anzi, da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e
risolte dalla Camera attraverso pi o meno tortuose manovre ed
agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata un
assalto ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza
postale.
Ora  accaduto per la seconda volta, nel breve volgere di un
decennio, che il popolo italiano - nella sua parte migliore - ha
scavalcato un Ministero e si  dato un Governo al di fuori, al di
sopra e contro ogni designazione del Parlamento.
Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l'ottobre
del 1922.
Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il
compito di dissertare pi o meno lamentosamente su ci. Io affermo
che la rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perch ognuno lo
sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo
grado la rivoluzione delle camicie nere, inserendola intimamente
come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia
della Nazione.
Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono
imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza 
quella che non vi abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila
giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente
pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che
hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo.
Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli;
potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo
esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo
primo tempo, voluto.
Gli avversari sono rimasti nei loro rifugi; ne sono
tranquillamente usciti, ed hanno ottenuto la libera circolazione:
del che approfittano gi per risputare veleno e tendere agguati.
[...].
Ho costituito un Governo di coalizione e non gi con l'intento di
avere una maggioranza parlamentare, della quale posso oggi fare
benissimo a meno; ma per raccogliere in aiuto della Nazione
boccheggiante quanti, al di sopra delle sfumature dei partiti, la
stessa Nazione vogliono salvare.
Ringrazio dal profondo del cuore i miei collaboratori, ministri e
sottosegretari; ringrazio i miei colleghi di Governo, che hanno
voluto assumere con me le pesanti responsabilit di quest'ora: e
non posso non ricordare con simpatia l'atteggiamento delle masse
lavoratrici italiane, che hanno confortato il moto fascista con la
loro attiva o passiva solidariet.
Credo anche di interpretare il pensiero di gran parte di questa
Assemblea e certamente della maggioranza del popolo italiano,
tributando un caldo omaggio al Sovrano, il quale si  rifiutato ai
tentativi inutilmente reazionari dell'ultima ora, ha evitato la
guerra civile e permesso di immettere nelle stracche arterie dello
Stato parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita
dalla guerra ed esaltata dalla vittoria.
Prima di giungere a questo posto, da ogni parte ci chiedevano un
programma. Non sono - ahim! - i programmi che difettano in
Italia: sibbene gli uomini e la volont di applicare i programmi.
Tutti i problemi della vita italiana, tutti, dico, sono gi stati
risolti sulla carta: ma  mancata la volont di tradurli nei
fatti. Il Governo rappresenta, oggi, questa ferma e decisa
volont. [...].
Le grandi citt ed in genere tutte le citt sono tranquille: gli
episodi di violenza sono sporadici e periferici, ma dovranno
finire.
I cittadini, a qualunque partito siano iscritti, potranno
circolare; tutte le fedi religiose saranno rispettate, con
particolare riguardo a quella dominante che  il cattolicismo; le
libert statutarie non saranno vulnerate; la legge sar fatta
rispettare a qualunque costo.
Lo Stato  forte e dimostrer la sua forza contro tutti, anche
contro l'eventuale illegalismo fascista, poich sarebbe un
illegalismo incosciente ed impuro che non avrebbe pi alcuna
giustificazione.
Debbo per aggiungere che la quasi totalit dei fascisti ha
aderito perfettamente al nuovo ordine di cose. Lo Stato non
intende abdicare davanti a chicchessia.
Chiunque si erga contro lo Stato sar punito. Questo esplicito
richiamo va a tutti i cittadini ed io so che deve suonare
particolarmente gradito alle orecchie dei fascisti, i quali hanno
lottato e vinto per avere uno Stato che si imponga a tutti, dico a
tutti, con la necessaria inesorabile energia.
Non bisogna dimenticare che al di fuori delle minoranze che fanno
della politica militante ci sono 40.000.000 di ottimi Italiani i
quali lavorano, si riproducono, perpetuano gli strati profondi
della razza, chiedono ed hanno il diritto di non essere gettati
nel disordine cronico, preludio sicuro della generale rovina.
Poich i sermoni - evidentemente - non bastano, lo Stato
provveder a selezionare e a perfezionare le forze armate che lo
presidiano: lo Stato fascista costituir forse una polizia unica,
perfettamente attrezzata, di grande mobilit e di elevato spirito
morale: mentre esercito e marina - gloriosissimi e cari ad ogni
italiano -, sottratti alle mutazioni della politica parlamentare,
riorganizzati e potenziati, rappresenteranno la riserva suprema
della Nazione all'interno ed all'estero.
Signori!.
Da ulteriori comunicazioni apprenderete il programma fascista, nei
suoi dettagli e per ogni singolo dicastero. Io non voglio, finch
mi sar possibile, governare contro la Camera: ma la Camera deve
sentire la sua particolare posizione che la rende passibile di
scioglimento fra due giorni o fra due anni.
Chiediamo i pieni poteri, perch vogliamo assumere le piene
responsabilit. Senza i pieni poteri, voi sapete benissimo che non
si farebbe una lira - dico una lira - di economia. Con ci non
intendiamo escludere la possibilit di volonterose collaborazioni
che accetteremo cordialmente, partano esse da deputati, da
senatori o da singoli cittadini competenti. Abbiamo ognuno di noi
il senso religioso del nostro difficile compito. Il paese ci
conforta ed attende.
Non gli daremo ulteriori parole ma fatti. Prendiamo impegno
formale e solenne di risanare il bilancio e lo risaneremo.
Vogliamo fare una politica estera di pace, ma nel contempo di
dignit e di fermezza: e la faremo. Ci siamo proposti di dare una
disciplina alla Nazione e la daremo. Nessuno degli avversari di
ieri, di oggi, di domani si illuda sulla brevit del nostro
passaggio al potere.
Illusione puerile e stolta come quelle di ieri. Il nostro Governo
ha basi formidabili nella coscienza della Nazione ed  sostenuto
dalle migliori, dalle fresche generazioni italiane.
Non v' dubbio che in questi ultimi giorni un passo gigantesco
verso l'unificazione degli spiriti sia stato compiuto. La Patria
italiana si  ritrovata ancora una volta, dal nord al sud, dal
continente alle isole generose che non saranno pi dimenticate,
dalla metropoli alle colonie operose del Mediterraneo e
dell'Atlantico. Non gettate, signori, altre chiacchiere vane alla
Nazione. Cinquantadue iscritti a parlare sulle mie comunicazioni
sono troppi.
Lavoriamo piuttosto con cuore puro e con mente alacre per
assicurare la prosperit e la grandezza della Patria.
Cos Iddio mi assista nel condurre a termine vittorioso la mia
ardua fatica.
